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L'Esilio

Capitolo 3 
 

Sono passati 5 anni e la vita sembra scorrere felice e serena in famiglia. Durante l’estate nasce Giancarlo, il mio fratellino. Mamma è in difficoltà, per lei è difficile gestire due figli e la casa, così ahimè, prenderanno una decisione che cambierà il resto della mia vita.

E’ una mattina d’estate, di questa estate che non dimenticherò mai, vedo che mio padre è strano, c’è qualcosa che non va, mi prende per mano e mi porta fuori casa, prende la sua bicicletta e con voce rauca e dispiacere nel cuore mi guarda e mi dice: “Mario, oggi ti porterò da tua zia”. Mi mise sulla canna della bicicletta e mi portò a San Sepolcro quella mattina stessa, in quella casa dove qualche anno prima aveva conosciuto mia madre, in quella casa dove tutto è nato.

Le lacrime mi rigano il viso, mi sento come se fossi stato strappato dal mio nido, il dolore è forte e sento già la nostalgia che invade il mio cuore, ma non posso farci nulla, sono solo un bambino di 5 anni e devo farmi coraggio. Arrivo a San Sepolcro, mia zia mi sta aspettando a braccia aperte, mi prende in braccio, e mi coccola dandomi il suo affetto, ma seppur ci sia amore nel suo cuore, nel mio c’è solo tristezza e malinconia, la mia casa è lontana ed ora mi sento solo, trasportato in una nuova realtà che devo imparare a capire e a vivere. 

Armato e accompagnato dal mio senso di curiosità, mi distraggo un pochino da questo forte e continuo dolore, avventurandomi in questo ambiente, cercando di conoscere i miei zii, scoprire gli spazi e famigliarizzare con gli odori.

La casa è semplice, dall’ingresso vieni subito accolto da una cucina con un focolare accanto, salendo da una scala di legno si arriva sul balcone e li poi alla camera dei miei zii. Accanto alla loro camera, c’è un’altra stanza piccola, con un lettino, probabilmente destinata a me. 

Mi sento solo, avverto un senso di colpa, come se ci fosse qualcosa di sbagliato in me, come se quella decisione fosse stata presa a causa mia, per qualcosa che io avevo fatto. Mi sento invaso da forti emozioni, il mio cuore si stringe, tentando di accettare con umiltà questa nuova realtà. I giorni passano lentamente, vorrei poter spingere il carro del tempo, ma questo suo costante ritmo non cambia. Passa un mese, poi due, la situazione è sempre la stessa, non cambia nulla. Penso e ripenso al motivo: “Cosa posso aver fatto?”.

I giorni passano ancora lunghi e lenti, poi una mattina, lo vedo arrivare.  E’ papà, sta venendo qui da me a prendermi, la gioia nei miei occhi illumina la casa, e in un attimo ha spalancato di nuovo la porta del mio cuore.

 

Sto tornando finalmente, il mio nido è lì che mi aspetta, ora il tempo sembra scorrere velocissimo, sono passati 5 lunghi mesi e sento che ora è tutto diverso.

Arrivo a casa, il mio fratellino è lì che mi aspetta, la casa non è cambiata, il profumo è lo stesso di sempre, io invece, mi sento un pò provato da tutto. Giancarlo è curioso, vuole conoscermi meglio, sento che i nostri cuori parlano, sento nel profondo che lui è buono, un buono di cuore.

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