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Aria di cambiamento

Firenze e Pietro Annigoni

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Capitolo 13 
 

Ho vissuto due anni vicino al mio grande Maestro Gajoni, due anni di insegnamenti, di obiettivi raggiunti. Una mattina in studio, vedo il Maestro avvicinarsi a me piangendo: “Mario, sono contento del risultato ottenuto, io ti ho aperto, ho sgrossato le qualità, ho tanta stima per quello che hai dimostrato, ma adesso ti dico, vai a Firenze, dal mio amico Annigoni”. “Abbiamo studiato assieme, lui perfezionerà le tue doti”.

E così dopo un riposo di due giorni, per la seconda volta, prendo le mie cose e vado in un’altra città. Firenze.

 

Davanti a me, una montagna, un grande Maestro, e come successe qualche anno prima, entrato nello studio mi chiede: “Fammi vedere un tuo lavoro”. Lo vede e poi parlando ad un suo amico dice: “Questo è matto me lo tengo quì”.

Inutile descrivere la forte emozione che provo in questo momento.

Dopo questo positivo incontro, rimango ovviamente a Firenze. Il Maestro mi indica un posto dove poter stare, dove poter vivere tranquillo, mi dice di andare da Padre Michelangelo, dai frati della gioventù francescana di Montughi.

Da oggi comincia la mia nuova avventura con il Maestro Pietro Annigoni.

Padre Michelangelo mi accoglie con tanto amore, offrendomi un posto per dormire.

Il giorno dopo colmo di emozioni, entro nello studio in punta di piedi, il Maestro è felice di vedermi lì con lui. Inizio così ad entrare nel mondo della fine arte.

Annigoni è un uomo molto serio, ed io sono affamato di sapere, mi fa vedere come crea i colori che usa, preparati con tuorli di uova macinati con polveri e poi mi dice di cominciare  a disegnare. Emerge così la sua profonda esigenza di sapere. 

Mi trema il cuore dall’emozione, quanti segreti, trucchi del mestiere, giorno dopo giorno mi insegna sempre cose nuove ed io accolgo tutto con tanto entusiasmo, avvicinandomi alla bellezza ogni momento sempre di più.

Non mangio molto, a mezzogiorno una mela e a cena una pera, così sono sicuro di potercela fare con le mie poche possibilità, senza dare troppo all’occhio.

Padre Michelangelo mi insegna il potere dell’amore prendendo come esempio San Francesco, così in questo modo ho conosciuto il mondo francescano che mi aiuta tanto a spogliarmi dall’inutile e a dedicarmi totalmente all’arte.

 

Quando la tua passione fa parte del tuo quotidiano non puoi far altro che ringraziare te stesso e le tue scelte, il tuo amore e la tua determinazione, così ogni mattina torno dal Maestro pieno di amore, e smania di sapere.

 

Un giorno viene da me e mi chiede:

“Sei già stato agli Uffizi? No? Bene, domani andiamo insieme”.

Spesso mi capita che prima di andare dal Maestro Annigoni passo per il Duomo per ammirare la Pietà di Michelangelo. 

Il giorno dopo il Maestro mi accompagna agli Uffizi e cosa molto strana, si ferma all’ingresso e mi dice: “Mario, vai da solo a vedere le opere”

In quell’istante la richiesta mi incuriosisce, ma in ogni caso entro e inizio il percorso. Circondato da tanti bei quadri, passo oltre senza mai fermarmi, come se non avessero molto da insegnarmi, finché vengo rapito da uno di questi.

Mi trovo davanti al Tondo Doni di Michelangelo e sono completamente incantato davanti a cotanta bellezza.

Una voce dietro di me mi chiede: “E le altre opere perché le hai guardate di sfuggita?”

Non rispondo, rimango ancora lì, in silenzio, a contemplare questo dipinto, la sua mano si posa sulla mia spalla, il contatto quasi paterno: “Il tuo Maestro è Michelangelo, non io”.

Sono stupito dalla grande umiltà contenuta in questa frase.

Cerco di capire perché abbia voluto accompagnarmi agli Uffizi e sono giunto alla conclusione che probabilmente volesse capirmi profondamente.

Il nostro rapporto continua a crescere tra la gratificazione e l’ammirazione che ho di lui e il bene che lui vuole a me. Mi chiama Mario “Brumm” perché quando sono sopraffatto dall’emozione e non riesco ad esprimermi, semplifico tutto in un “Brumm”

Un giorno in studio mi arriva una delle proposte più grandi e interessanti mai ricevute:

Il Maestro mi chiede: “Mario verresti con me a Londra? Io là ho uno studio dove ti puoi fermare”.

Mi rendo conto che un'occasione del genere non capiterà mai più, ma io ho un solo desiderio e così rispondo: “No, Io torno a Corgeno”

Lui mi guarda: “Cosa ci fai a Corgeno? E’ un paesino di 300 abitanti! Tu sei matto! Vai a rovinarti”.

So che il Maestro ci tiene particolarmente a me, so che mi vuole bene e che vorrebbe per me un buon futuro, ma lui lo vede proiettato in un posto che non mi appartiene. Voglio sentirmi libero di esprimere me stesso e non saprei poi come poter tornare indietro, quando questo momento arriverà.

Nei miei programmi la permanenza a Firenze vorrei prolungarla, sono convinto che per il bene e la stima che c’è non mi lascerà andare via. 

Sono passati due anni da quando sono qui, è una domenica mattina e oggi il Maestro mi porta a Viareggio con dei suoi amici. Siamo seduti a tavola, il pensiero della sua richiesta di andare via, lontano dall’Italia, non mi fa vivere sereno e così ho sentito il bisogno imminente di dover tornare a casa. Non so perché, ma credo che questo sia il momento perfetto per uscire di scena e scappare.

Così, mi alzo, esco e mi dirigo in stazione per prendere il treno. 

Lo chiamo: “Signor Maestro, sto andando a casa, ho bisogno del mio mondo che mi aspetta”.

Lui incredulo mi risponde: “Torna subito!”.

 

Sono passati altri due anni, sono tornato a trovare il mio Maestro facendogli una visita a sorpresa. Ho preparato una mostra e l’ho dedicata a lui. 

Gli consegno una busta con l’invito, la apre, ma non c’è scritto niente.

Mi guarda perplesso: “Mario, che cos’è questa roba qua”.

Che figuraccia… colpa della tipografia.

Gli dò l’indirizzo. 

 

Così sono alla mostra, lo vedo entrare. Vedo lo stupore nei suoi occhi davanti ai miei lavori. 

Così ho potuto ringraziare il mio Maestro e anche Padre Michelangelo. 

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